B. Sanguineti

B. Sanguineti: un ricordo familiare

Bartolomeo Sanguineti è comparso all’improvviso nella nostra vita di nipoti della stimata professoressa di lettere chiavarese Alice Alessandrini, convolando a nozze con lei in una calda giornata del luglio 1969.


Nessuno si aspettava che Alice, la zia piena di verve, colta, sempre pronta alla battuta, bellicosa e fiera della sua autonomia, alle soglie dei 50 anni, permettesse a un uomo di appoggiare il cappello in casa sua. Un vero choc!


Chi era costui? Bart- così come lei lo chiamava- era un pittore, ma allora forse neppure ce ne rendevamo conto, perché lui era l’uomo che ci aveva “soffiato” la zia.

Col tempo avremmo solidarizzato con questo “tesoro” di Alice: la sua gentilezza, la sua risata unita a una vena di malinconia, avrebbero fatto il resto.


Così ora, quando lo sguardo nelle nostre case sparse tra Milano, Torino e la Granda, si volge ai suoi quadri e indugia su una certa luce, su una certa sfumatura di colore della campagna ligure intorno a Paggi, o coglie l’intimità festosa di una natura morta, ora che il tempo di noi anziani un poco rallenta, comprendiamo appieno che la pittura nei suoi quadri continua a nutrirci, ci pervade, a tratti persino ci calma.


Anzi, a volte non sei neppure tu che li guardi, sono loro che, quando meno te lo aspetti, fanno capolino e tu ti arrendi, smetti di fare quello che stai facendo, guardi e basta, e ti viene da fare quello che fa il protagonista di un episodio del film “Sogni” di Kurosawa davanti al quadro di Van Gogh: lui si toglie il cappello, in segno di rispetto, tu più modestamente ammutolisci perché realizzi che anche Bartolomeo Sanguineti, per caso divenuto tuo zio, ha DIPINTO TUTTA LA VITA, UN QUADRO DOPO L’ALTRO, TUTTA LA VITA.


La bellezza ci fa vivere meglio e Bartolomeo Sanguineti ha contribuito a lasciarne col suo pennello una traccia sommessa e profonda .Non era insolito sentirgli dire: “la pittura è totalmente inutile e proprio lì sta la sua forza” e “noi artisti siamo come dei monaci”.


Ricordo una volta che andammo a vedere una mostra insieme a Milano e di fronte a un quadro di Monet, “La passeggiata”, in cui la moglie di Monet, Camille, è ritratta in una ardita prospettiva dal basso, mentre passeggia col parasole, avvolta dal vento che le scompiglia le vesti, Bartolomeo all’improvviso ebbe come un sussulto e entusiasta disse : “Ecco, guardate, guardate l’umiltà di questa pittura, i contorni del pennello, si sente che è un grande, perché c’è sincerità in questa pittura, c’è povertà. La grande pittura è nuda , non ci mette niente di più …”.


Parole che non ho più scordato, così come il suo muoversi con l’intero corpo mentre parlava e descriveva ciò che lo colpiva. Alice non aveva lasciato che un uomo appoggiasse il cappello in casa sua, Alice aveva lasciato che Bartolomeo Sanguineti appoggiasse delicato il pennello e che le tele prendessero il volo.


Annalisa Alessandrini

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